"Gli occhiali, come l'amore e l'attacco delle vie, non sempre sono lì dove li stai cercando."
Hans Kegelmeiner.
martedì 24 novembre 2015
martedì 17 novembre 2015
Aiguille du Chardonnet (3824 m) - Sperone Migot
PRESENTI: Ale, Frank, Luca, Masa.
La neve questo autunno si fa proprio desiderare, l'alta pressione ci concede ancora giorni di tempo stabile, la voglia di andare per monti di certo non manca, e con grande entusiasmo carichiamo la multipla alla volta di Chamonix...
Da Le Tour risaliamo la sterrata lungo le piste da sci, ancora in veste estiva, dopo quasi 3 ore siamo allo splendido balcone del rifugio Alberto I con vista su l'Aiguille du Chardonnet.
Il rifugio è decisamente più affollato di quanto potessimo immaginare e recuperiamo circa un letto e mezzo da condividere in 4 per passare la notte. Ci dedichiamo presto alla cena in compagnia di Giulia e Marco, stupiti della nostra quantità di provviste degna di un pic-nic da famiglie sui prati... ma con il cibo è sempre meglio abbondare...
Dopo la notte nello stretto, sveglia alle solite ore improbabili e poco prima delle 4 partiamo sul ghiacciaio. Presto ci rendiamo conto di aver fatto il giro lungo, la traccia di rientro: un complesso labirinto tra i crepacci, che nel buio più totale da una sensazione di vagabondaggio casuale.
Nei pressi dell'attacco ancora niente luce, dopo uno scambio di pareri con altre cordate sulla via più corretta superiamo la terminale e proseguiamo. Qualche passaggio tecnico, forse per scelta di linea forse per poca neve, si rivela più ostico del previsto e ci rallenta un po'.
Il resto della salita è molto bello e vario alternando neve, un po' di ghiaccio e qualche passo di misto, fino ai pendii sommitali che portano finalmente in vetta.
Purtroppo il panorama è fatto al 90% da nebbia e iniziamo subito la discesa per la cresta NW, all'ultimo risalto sono necessarie un paio di doppie, che puntualmente si incastrano entrambe, regalando momenti di circo e ulteriori perdite di tempo, che aggiunte alla nostra lentezza ci fanno arrivare al rifugio all'imbrunire.
La quantità di neve e la gita scelta hanno caratteristiche estive ma le giornate hanno già una durata spiccatamente invernale.
Pausa in rifugio a riassettare zaini e stomaci e prendiamo il ripido sentiero verso Le Tour alla luce delle frontali.
Splendida via ingaggiante ed estetica.
Partiti da una Chamonix bella e inconsueta nei suoi colori autunnali, arrivati ad una guglia fredda e in buone condizioni seguendo un itinerario che alterna ambienti, visioni e terreni sempre differenti.
La neve questo autunno si fa proprio desiderare, l'alta pressione ci concede ancora giorni di tempo stabile, la voglia di andare per monti di certo non manca, e con grande entusiasmo carichiamo la multipla alla volta di Chamonix...
Da Le Tour risaliamo la sterrata lungo le piste da sci, ancora in veste estiva, dopo quasi 3 ore siamo allo splendido balcone del rifugio Alberto I con vista su l'Aiguille du Chardonnet.
Il rifugio è decisamente più affollato di quanto potessimo immaginare e recuperiamo circa un letto e mezzo da condividere in 4 per passare la notte. Ci dedichiamo presto alla cena in compagnia di Giulia e Marco, stupiti della nostra quantità di provviste degna di un pic-nic da famiglie sui prati... ma con il cibo è sempre meglio abbondare...
Dopo la notte nello stretto, sveglia alle solite ore improbabili e poco prima delle 4 partiamo sul ghiacciaio. Presto ci rendiamo conto di aver fatto il giro lungo, la traccia di rientro: un complesso labirinto tra i crepacci, che nel buio più totale da una sensazione di vagabondaggio casuale.
Nei pressi dell'attacco ancora niente luce, dopo uno scambio di pareri con altre cordate sulla via più corretta superiamo la terminale e proseguiamo. Qualche passaggio tecnico, forse per scelta di linea forse per poca neve, si rivela più ostico del previsto e ci rallenta un po'.
Il resto della salita è molto bello e vario alternando neve, un po' di ghiaccio e qualche passo di misto, fino ai pendii sommitali che portano finalmente in vetta.
Purtroppo il panorama è fatto al 90% da nebbia e iniziamo subito la discesa per la cresta NW, all'ultimo risalto sono necessarie un paio di doppie, che puntualmente si incastrano entrambe, regalando momenti di circo e ulteriori perdite di tempo, che aggiunte alla nostra lentezza ci fanno arrivare al rifugio all'imbrunire.
La quantità di neve e la gita scelta hanno caratteristiche estive ma le giornate hanno già una durata spiccatamente invernale.
Pausa in rifugio a riassettare zaini e stomaci e prendiamo il ripido sentiero verso Le Tour alla luce delle frontali.
Splendida via ingaggiante ed estetica.
Partiti da una Chamonix bella e inconsueta nei suoi colori autunnali, arrivati ad una guglia fredda e in buone condizioni seguendo un itinerario che alterna ambienti, visioni e terreni sempre differenti.
martedì 3 novembre 2015
D'autunno, di granito, di calcare
PRESENTI: varia gente, anche brutta
Difficoltà: variegate, ma gli schiaffi che si riescono a prendere su granito sono sempre peggio della gradazione di Finale
Difficoltà: variegate, ma gli schiaffi che si riescono a prendere su granito sono sempre peggio della gradazione di Finale
| Yuri sulle prime placche di "Oltre le bocce della bionda" (Paretone di Arnad) |
![]() |
| Calcare (Finale) |
| Granito (Valle Orco) |
| La gente brutta di cui si parlava sopra |
| Gatto Silvestro |
| Enri sul traverso della "Catarifrangente" (Bric Pianarella - Finale) |
| Pietro sul primo tiro de "L'ultima follia di Sir Bis" (Sergent - Valle Orco) |
| I Regaz di Milano impegnati sulla "Fessura della disperazione". Friend grossi come ombrelloni, maschera e boccaglio (Sergent - Valle Orco) |
| Ale dopo il traverso de "L'ultima follia di Sir Bis" |
| Con la delegazione Regaz. Castagnata reduci dal Sergent. |
lunedì 21 settembre 2015
Grassi-Re - Becco meridionale della tribolazione (3360 m)
PRESENTI: Ale, Yuri.
Dopo un pernotto al rifugio Pontese, ci incamminiamo per il sentiero prima delle 6, il buio ci porta a fare qualche giro di troppo, ma ritroviamo subito il sentiero corretto... arriviamo all'attacco che il sole scalda già la parete e dopo qualche incertezza su dove si trovi la via iniziamo a scalare...
Il primo tiro a freddo mette subito le cose in chiaro, ma qualche vecchio chiodo in via facilita l'individuazione dell'itinerario più corretto... splendida sequenza di dulfer sulla seconda lunghezza, e suggestivo traverso aereo nella terza.
Da qui in poi proseguiamo salendo nella nebbia, le lunghezze seguenti sono atletiche e divertenti, caratterizzate da splendidi diedri e fessure, l'ultimo forse il più bello ma anche il più faticoso sbuca proprio alla croce di vetta. Si fa avanti anche qualche timido raggio di sole, ma la temperatura è piuttosto fresca e scendiamo subito in doppia fino all'attacco, giù per lo zoccolo inizia a nevicare e con ancora un paio di calate siamo al sentiero, diretti ad una meritata merenda in rifugio.
Dopo un pernotto al rifugio Pontese, ci incamminiamo per il sentiero prima delle 6, il buio ci porta a fare qualche giro di troppo, ma ritroviamo subito il sentiero corretto... arriviamo all'attacco che il sole scalda già la parete e dopo qualche incertezza su dove si trovi la via iniziamo a scalare...
Il primo tiro a freddo mette subito le cose in chiaro, ma qualche vecchio chiodo in via facilita l'individuazione dell'itinerario più corretto... splendida sequenza di dulfer sulla seconda lunghezza, e suggestivo traverso aereo nella terza.
Da qui in poi proseguiamo salendo nella nebbia, le lunghezze seguenti sono atletiche e divertenti, caratterizzate da splendidi diedri e fessure, l'ultimo forse il più bello ma anche il più faticoso sbuca proprio alla croce di vetta. Si fa avanti anche qualche timido raggio di sole, ma la temperatura è piuttosto fresca e scendiamo subito in doppia fino all'attacco, giù per lo zoccolo inizia a nevicare e con ancora un paio di calate siamo al sentiero, diretti ad una meritata merenda in rifugio.
giovedì 10 settembre 2015
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