PRESENTI: Ale, Pietro
Weekend liberi sempre meno, mentre le condizioni si fannno sempre piu' autunnali, ma non ancora abbastanza da tirare fuori le picche. Ale mi propone questa calvalcata che ha in testa da un po'. Difficoltà contenute, ma globalmente impegnativa, lunga, con la sua complessità. Difficile stimare le tempistiche, le giornate iniziano ad accorciarsi e vorremmo a tutti i costi evitare il buio. Per fortuna l'itinerario offre numerose vie di fuga in doppia lungo le vie moderne che scendono verso il rifugio Bozano.
Optiamo per due mezze, che appesantiranno gli zaini, ma alleggeriranno il carico psicologico. Nel complesso, cerchiamo di partire con gli zaini leggeri: ci faremo bastare 6 friend e per una volta lasciamo il fornello a casa per concenderci una mezza pensione al Remondino. Veniamo premiati, perchè la cena ce la serve Patrick Gabarrou in persona.
Sveglia alle 5, alle 5.30 iniziamo a percorrere la pietraia che porta al colletto Freshfield. Di qui parte la cresta Sigismondi, che saliamo rapidi fino alla cima Sud dell'Argentera. Scendiamo alla Forcella per una cengia a est della cresta e in poco tempo siamo sulla cima Nord. Di qui, un po' sul filo di cresta e un po' tenendo la destra, arriviamo al Gelas di Lorousa. Sprechiamo un po' di fiato in battute sul genere "qui si gelas", ma in effetti tira vento freddo scendendo verso nord, e un po' di vecchio nevischio sporca le cenge.
E' arrivato il momento di tirare le corde fuori dagli zaini. Due doppie su soste buone ci depositano all'imbocco di un canalino innevato, che disarrampichiamo fino ad una pietraia che ci porta alla base dello spigolo superiore del Corno Stella. Scarpette, per 3 tiri divertenti (V+ quello centrale) che ci portano diretti alla croce di vetta del Corno. Scendiamo il plateau sommitale alla ricerca delle doppie di Barone Rampante, che ci depositeranno sulla cengia mediana della parete sud-ovest. Percorriamo la cengia verso nord e con un facile tiro guadagnamo il colletto che segna l'inizio della Catena delle Guide. Da qui in poi proseguiamo sempre di conserva protetta salendo e scendendo per il complicato sistema di lame e guglie, a volte direttamente sul filo, altre volte sul lato destro della cresta, seguendo l'istinto, che per fortuna non ci gioca mai brutti scherzi. Dopo un lasso di tempo indecifrabile arriviamo su quella che e' evidentemente l'ultima punta della catena e con un po' di fortuna e di fiuto riusciamo a reperire il canalino attrezzato che scende verso il rifugio Bozano, dove arriviamo alle 16.15. Siamo stati abbastanza rapidi e non siamo in condizioni pietose. Siamo contenti.
Mezzora di pausa e ci avviamo verso la macchina, provvidenzialmente lasciata al Gias delle Mosche.
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mercoledì 27 settembre 2017
lunedì 4 maggio 2015
Argentera (3240 m) - Canale della Forcella
PRESENTI: Ale, Masa, Pietro.
Difficoltà: IV :: 5.3 :: E4
Esposizione: Nord
Dopo 2 week-end di canali siamo più che motivati per un’altra discesa su questo genere…
Le
previsioni meteo non permettono molta scelta, la situazione migliore
sembra proprio sulle montagne “di casa”: le Alpi Marittime. Vista la
stagione avanzata optiamo per il massiccio che più si eleva da queste
parti: l’Argentera.
Difficoltà: IV :: 5.3 :: E4
Esposizione: Nord
Dopo 2 week-end di canali siamo più che motivati per un’altra discesa su questo genere…
Partiamo
per tempo in modo da essere nel primo pomeriggio alle Terme di
Valdieri, qui a frenare l’entusiasmo è la pioggia. Siamo costretti a
temporeggiare qualche ora in un accogliente bar di S. Anna aspettando
che il meteo evolvesse. Tutti i piani di calma e relax al sole
svaniscono, partiamo decisamente dopo il previsto, dopo le 17.
L’innevamento discontinuo ci costringe a qualche cambio d’assetto, a
tratti riprende a piovere e tira un po’ di vento: un avvicinamento non
dei più gradevoli. Arriviamo al Rif. Bozano intorno alle ore 20. Subito
ci dedichiamo a preparare la cena e fondere neve, l’ora tarda e la
stanchezza ci portano qualche preoccupazione, ma dopo un’ottima tisana
alla malva andiamo a dormire.
Notte
breve, té con gocciole, e poco dopo le 5 siamo fuori dal rifugio,
scendiamo con gli sci fin sotto il conoide evitando di scavalcare li
costone roccioso, risaliamo in pelli fin dove la pendenza lo permette,
poco dopo passiamo ai ramponi e in breve siamo alla cascatella. Viste le
condizioni non presenta alcun problema; proseguiamo su neve portante
fino a dove il canale si allarga. Qui e nella parte superiore la neve
diventa più invernale e si sprofonda, la progressione rallenta ma vista
l’esposizione siamo felici di trovare neve morbida.
In
meno di 4 ore siamo alla forcella tra la cima Nord e la cima Sud
dell’Argentera, dopo qualche riflessione se proseguire per una delle 2
vette, ci accontentiamo del colle, insomma della parte sciistica. Ci
concediamo così una pausa, sgranocchiando qualcosa e bevendo dell’ottimo
brodo freddo dal pessimo aspetto.
Calziamo
gli sci e subito la neve è morbida, sciabile, non delle più semplici.
Proseguiamo con una serie di curve molto controllate fino alla parte
larga, dove cala la pendenza. Da qui la neve è decisamente più dura,
nello scivolo che porta agli isolotti è marmo e siamo costretti ad una
cauta derapata picca in mano. Nel tratto accanto agli isolotti la neve è
addirittura più dura di quando siamo passati in salita. Breve pausa,
indossiamo di nuovo i ramponi e preferiamo disarrampicare. Giunti alla
sosta sopra al cascatella attrezziamo una doppia e superiamo l’ultima
difficoltà. Poco sotto mettiamo gli sci e scendiamo il conoide: dopo un
primo tratto un po’ svalangato diventa uno spettacolo, su neve
primaverile leggermente scaldata dal sole, dove possiamo dare sfogo a
curvoni in velocità.
Proseguiamo
per lingue di neve fino a riprendere il sentiero, dove a piedi
raggiungiamo il Gias delle Mosche, da lì un paio di km su asfalto e
misere chiazze di neve ci portano alla macchina.
Concludiamo il giro da dove era iniziato al bar di S. Anna con birra e tipica merenda piemontese.
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