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mercoledì 27 settembre 2017

Argentera - Traversata (dal colletto Freshfield alla cima Soufi)

PRESENTI: Ale, Pietro

Weekend liberi sempre meno, mentre le condizioni si fannno sempre piu' autunnali, ma non ancora abbastanza da tirare fuori le picche. Ale mi propone questa calvalcata che ha in testa da un po'. Difficoltà contenute, ma globalmente impegnativa, lunga, con la sua complessità. Difficile stimare le tempistiche, le giornate iniziano ad accorciarsi e vorremmo a tutti i costi evitare il buio. Per fortuna l'itinerario offre numerose vie di fuga in doppia lungo le vie moderne che scendono verso il rifugio Bozano. 
Optiamo per due mezze, che appesantiranno gli zaini, ma alleggeriranno il carico psicologico. Nel complesso, cerchiamo di partire con gli zaini leggeri: ci faremo bastare 6 friend e per una volta lasciamo il fornello a casa per concenderci una mezza pensione al Remondino. Veniamo premiati, perchè la cena ce la serve Patrick Gabarrou in persona.

Sveglia alle 5, alle 5.30 iniziamo a percorrere la pietraia che porta al colletto Freshfield. Di qui parte la cresta Sigismondi, che saliamo rapidi fino alla cima Sud dell'Argentera. Scendiamo alla Forcella per una cengia a est della cresta e in poco tempo siamo sulla cima Nord. Di qui, un po' sul filo di cresta e un po' tenendo la destra, arriviamo al Gelas di Lorousa. Sprechiamo un po' di fiato in battute sul genere "qui si gelas", ma in effetti tira vento freddo scendendo verso nord, e un po' di vecchio nevischio sporca le cenge. 

E' arrivato il momento di tirare le corde fuori dagli zaini. Due doppie su soste buone ci depositano all'imbocco di un canalino innevato, che disarrampichiamo fino ad una pietraia che ci porta alla base dello spigolo superiore del Corno Stella. Scarpette, per 3 tiri divertenti (V+ quello centrale) che ci portano diretti alla croce di vetta del Corno. Scendiamo il plateau sommitale alla ricerca delle doppie di Barone Rampante, che ci depositeranno sulla cengia mediana della parete sud-ovest. Percorriamo la cengia verso nord e con un facile tiro guadagnamo il colletto che segna l'inizio della Catena delle Guide. Da qui in poi proseguiamo sempre di conserva protetta salendo e scendendo per il complicato sistema di lame e guglie, a volte direttamente sul filo, altre volte sul lato destro della cresta, seguendo l'istinto, che per fortuna non ci gioca mai brutti scherzi. Dopo un lasso di tempo indecifrabile arriviamo su quella che e' evidentemente l'ultima punta della catena e con un po' di fortuna e di fiuto riusciamo a reperire il canalino attrezzato che scende verso il rifugio Bozano, dove arriviamo alle 16.15. Siamo stati abbastanza rapidi e non siamo in condizioni pietose. Siamo contenti.

Mezzora di pausa e ci avviamo verso la macchina, provvidenzialmente lasciata al Gias delle Mosche.





















mercoledì 21 giugno 2017

Stecknadelhorn (4241) e Nadelhorn (4327) via Cresta Nadelgrat


PRESENTI: Fede, Sugar + Giorgio, Mattia, Davide del CAZ

Vista l'alta pressione ormai stabile da giorni immemori, decidiamo per un'uscita in quota per provare a sfuggire al giogo di questa stagione di torrido caldo anomalo.

I programmi iniziali prevedevano uno "smarco tour" nel gruppo del Mischabel con una bella cavalcata per la Cresta Nadelgrat, attaccando dalla parete Nord del Hobarghorn.

Piani rivoluzionati all'ultimo, seguendo anche i consigli della gentile (e biondissima) rifugista del Mishabelhutte, per le condizioni da fine estate che hanno trasformato le Nord in secchi scivoli di ghiaccio. Nonostante questo, visto il lungo viaggio ed il prezzo del rifugio non proprio a buon mercato, decidiamo di smarcare almeno due 4000. 
Partenza alle 03.00 dal rifugio, per la Normale del Nadelhorn, fino a giungere circa a quota 4000 dove, con un taglio per il versante N-E, si arriva sulla cresta Nadelgrat poco prima dell'ultima rampa dello Stecknadelhorn. 
Qualche facile passaggio su roccia fino alla croce di vetta, un bicchiere di tè e riscendiamo sulla cresta verso il Nadelhorn. Decidiamo di puntare dritti e superare l'esposto Gendarme roccioso (III) visto che l'opzione di aggirarlo, per il ghiaccio affiorante, sembrava più delicata, soprattutto con un attrezzo solo. 
Ancora qualche tratto di facile arrampicata per roccette e raggiungiamo il secondo 4000 della giornata, viste mozzafiato sul Dom e sulle vette del Gruppo del Mischabel.

Nonostante l'alba sia passata da poco, il caldo è già africano e, oltre a pesare sulle nostre teste, inizia a far mollare la neve sui pendii. La sosta in vetta è decisamente breve, con una doppia acceleriamo ancora i tempi e con un buon passo scendiamo. Alle 10.30 siamo già al Rifugio, pronti per ripartire in direzione Saas-Fee, sapendo che gli ultimi 1500 metri di dislivello in discesa, con questo caldo, saranno letali. E così è stato.

Si sa che il momento migliore dell'alpinismo è togliersi gli scarponi arrivati alla macchina. Birra e panino rigorosamente dopo la Frontiera e rientro verso il mare.



Salendo al Windjoch


Nadelgrat




Stecknadelhorn


Nadelhorn











martedì 24 maggio 2016

Les Courtes (3856 m) - Via degli Svizzeri

PRESENTI: Ale, Pietro


Andare nel massiccio del Monte Bianco è sempre un vero spettacolo, il bacino dell'Argentiere forse è da considerare tra i versanti più belli. Le funivie già chiuse per la pausa primaverile gli danno un tocco ancora più selvaggio, anche se forse un passaggio fino all'intermedia di Lognan lo avremmo anche gradito...
Da quota 1900 si riesce a procedere in pelli e sotto un sole piuttosto agguerrito raggiungiamo il Rifugio Argentière. 
Passiamo il pomeriggio a mangiare e bere osservando l'imponente e spettacolare panorama che spicca davanti a noi... le impoenti Droites, le ripide linee ormai famose per lo sci ripido che scendono dall'Aiguille Verte, proprio in quel momento 3 ragazzi sono impegnati sul Couturier e osserviamo la loro discesa. Viste la giornate ormai lunghe non possiamo goderci il tramonto e alle 8 siamo già in branda..

Sveglia ore 2, colazione e scendiamo sul ghiacciaio scivolando malamente in sci viste le pelli già attaccate...alle 4 siamo nei pressi della terminale dove dopo qualche tentativo e alcune difficoltà riusciamo a superarla, senza farci mancare qualche numero da circo.
Proseguiamo in un primo momento, su neve un po' sfondosa ma dove iniza a impennare è subito ottima e facilita la progressione.
Impieghiamo più tempo del previsto a raggiungere la goulotte più ripida, reperiamo residui di una traccia del giorno prima, ma il ghiaccio è anche qui buono e divertente. Con 2 lunghezze siamo al pendio di neve. Da lì in breve raggiungiamo il sucessivo risalto ripido che si presenta con molta roccia fuori, lo superiamo con un tiro e siamo fuori dalle difficoltà. Da qui si sale per ripidi pendii di neve che con un po' di fatica ci portano in vetta.

Qualche nuvola comincia ad arrivare, acceleriamo i convenevoli, seguiamo la crestina e raggiungiamo subito il colle della Nord-Est, dove poco sotto ci concediamo una pausa ristoratrice, (per fortuna il formaggio non manca mai)... Via picche e ramponi e prendiamo un "mezzo" decisamente più comodo, gli sci...

Primo tratto su neve cotta, sembra dare il colpo di grazie alle gambe, ma poco sotto sul lato destro dove il sole ha battuto meno, la neve è quasi al top! Polvere! Un piacere da sciare... tra una pausa e l'altra per darci un po' di tregua.  

Sotto ovviamente diventa più pesante ma si riesce a scivolare bene anche sul ghiacciaio, recuperiamo ciò che avevamo parcheggiato in prossimità di alcuni sassi, ottima occasione per metter qualcosa nello stomaco. Proseguiamo verso gli impianti di Argentiere e per residue lingue di neve sulla pista riusciamo ad arrivare piuttosto in basso dove in neanche mezz'ora a piedi siamo alla macchina, stanchi ma superconenti.

Un giro splendido sia salita che discesa, per noi impegnativa e di tutta soddisfazione... pensare che gli Svizzeri C. Cornaz e R. Mathey l'abbiano salita per la prima volta il 31 luglio 1938 fa davvero pensare a cosa fossero in grado di fare ai tempi.