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mercoledì 21 giugno 2017

Stecknadelhorn (4241) e Nadelhorn (4327) via Cresta Nadelgrat


PRESENTI: Fede, Sugar + Giorgio, Mattia, Davide del CAZ

Vista l'alta pressione ormai stabile da giorni immemori, decidiamo per un'uscita in quota per provare a sfuggire al giogo di questa stagione di torrido caldo anomalo.

I programmi iniziali prevedevano uno "smarco tour" nel gruppo del Mischabel con una bella cavalcata per la Cresta Nadelgrat, attaccando dalla parete Nord del Hobarghorn.

Piani rivoluzionati all'ultimo, seguendo anche i consigli della gentile (e biondissima) rifugista del Mishabelhutte, per le condizioni da fine estate che hanno trasformato le Nord in secchi scivoli di ghiaccio. Nonostante questo, visto il lungo viaggio ed il prezzo del rifugio non proprio a buon mercato, decidiamo di smarcare almeno due 4000. 
Partenza alle 03.00 dal rifugio, per la Normale del Nadelhorn, fino a giungere circa a quota 4000 dove, con un taglio per il versante N-E, si arriva sulla cresta Nadelgrat poco prima dell'ultima rampa dello Stecknadelhorn. 
Qualche facile passaggio su roccia fino alla croce di vetta, un bicchiere di tè e riscendiamo sulla cresta verso il Nadelhorn. Decidiamo di puntare dritti e superare l'esposto Gendarme roccioso (III) visto che l'opzione di aggirarlo, per il ghiaccio affiorante, sembrava più delicata, soprattutto con un attrezzo solo. 
Ancora qualche tratto di facile arrampicata per roccette e raggiungiamo il secondo 4000 della giornata, viste mozzafiato sul Dom e sulle vette del Gruppo del Mischabel.

Nonostante l'alba sia passata da poco, il caldo è già africano e, oltre a pesare sulle nostre teste, inizia a far mollare la neve sui pendii. La sosta in vetta è decisamente breve, con una doppia acceleriamo ancora i tempi e con un buon passo scendiamo. Alle 10.30 siamo già al Rifugio, pronti per ripartire in direzione Saas-Fee, sapendo che gli ultimi 1500 metri di dislivello in discesa, con questo caldo, saranno letali. E così è stato.

Si sa che il momento migliore dell'alpinismo è togliersi gli scarponi arrivati alla macchina. Birra e panino rigorosamente dopo la Frontiera e rientro verso il mare.



Salendo al Windjoch


Nadelgrat




Stecknadelhorn


Nadelhorn











mercoledì 31 agosto 2016

Punta Dufour (4634) - Cresta Rey

PRESENTI: Ale, Masa     


 La Montagna è fatta per tutti, non solo per gli Alpinisti:
per coloro che desiderano il riposo nella quiete come per 
coloro che cercano nella fatica un riposo ancora più forte
Guido Rey

"Meteo stabile. Condizioni delle creste in quota buone se non ottime" mi ritorna in mente la frase che ha usato il socio mentre mi proponeva di venire a provare questa logicissima linea per salire sulla vetta più alta del Monte Rosa.
Mi ritorna in mente mentre lo vedo salire: rapido, mette un friend e passa, prosegue. Conserva protetta, corda lunga ma non lunghissima. Mi sa che è lui ad essere in ottime condizioni più che le creste.
Una serata piacevole passata ad un Balmenhorn piuttosto affollato in compagnia di tre ragazzi di Brescia e di una comitiva di ungheresi.
Siamo quindi in molti a dividerci l'ossigeno già scarso dei quattromila metri e la notte passa in un dormiveglia affannato in attesa della sveglia che abbiamo puntato alle tre.
Dopo aver lasciato un sacchettone blu IKEA al colle del Lys con fornelletto, pentola e poche altre cose perdiamo un po' di tempo e soprattutto un po' di quota seguendo una traccia che porta a nord, probabilmente alla Monterosahutte.
Dal basso individuiamo l'evidente sperone della Rey e lo puntiamo in cordata gironzolando tra qualche crepaccio e un paio di grosse seraccate. 
Mentre aggiriamo l'ultimo ostacolo del ghiacciaio vediamo arrivare dalla nostra destra un paio di frontali, appena ci incrociamo ci fanno notare che abbiamo sbagliato strada e che saremmo dovuti passare dove sono passati loro, più in alto, senza perdere quota.
Mettiamo le mani sulla roccia verso le sei, dietro di noi la gigantesca nord dei Lyskamm che comincia ad illuminarsi, davanti quattrocento metri di roccia che portano sulla seconda vetta delle Alpi.
L'individuazione dell'itinerario è piuttosto semplice grazie agli abbondanti graffi di ramponi e al fatto che la via punta dritta dritta la croce di vetta senza troppe deviazioni.
Inizialmente muovono parecchie pietre ma la roccia migliora via via che si sale, la cresta passa velocemente e alle otto e mezza mangiamo uovasode in vetta.
Scendiamo lungo la normale italiana che passa su Punta Dunant prima di scendere al cosiddetto colle del Papa per poi risalire alla Zumstein.
Discesa per niente banale: lunghi tratti esposti e movimentazione complessa che ci prende praticamente lo stesso tempo della salita.
Gita di grandissima soddisfazione per itinerario, ambiente, via e compagnia.


















martedì 23 agosto 2016

Barre des Écrins (4.102) e Dom de Neige

PRESENTI: Ceppo, Masa.

Arrivare a pochi metri da una vetta, girarsi indietro quando manca solo un tratto di cresta, lì per lì lascia un po' d'amaro, un senso di incompletezza.
Pensarci bene, poi, poche ore dopo, non c'è nulla di incompleto, l'amaro passa in fretta.
Soddisfazione, esperienza, panorami, battiti cardiaci, ramponi, manovre di corda, compagni di salita.
Non saprei dirlo ma dev'essere simile farsi dimettere a pochi metri dall'operazione.




lunedì 22 agosto 2016

Mont Maudit (4465) - Cresta Kuffner

PRESENTI: Ale, Enrico.

Piena stagione in zona Bianco, Rifugio Torino sempre un ottimo punto di partenza per alcune delle più belle salite della zona. Finalmente riusciamo ad organnizzare per la Kuffner, forse una delle più classiche ed estetiche creste delle alpi.

Partenza in piena notte e ci incamminiamo verso la Combe Maudit, puntualmente prendiamo il canale sbagliato per raggiungere il filo di cresta, così ci regaliamo un po' di cinema notturno per levarci dalla roccia marcia, frutto di un recente crollo. 
Aggiriamo questo tratto poco divertente sul versante Brenva, recuperiamo il filo di cresta salendo un canale nevoso e superando una bizzarra cornice, riprendiamo così la salita sul corretto itinerario dove arriva il canale dell'attacco diretto che avremmo voluto prendere. Abbiam perso un po' di tempo ma si sale bene e alle prime luci siamo nel tratto più fotografato della cresta, la famosa "meringa nevosa" che precede l'Androsace, dove i colori dell'alba ci regalano un vero spettacolo di luci!

Qualche incontro con altre cordate tra cui una splendida ragazza bionda, non frequente da queste parti, e procediamo lungo il filo, l'itinerario prosegue un po' su neve e un po' su roccia sempre divertente, fino ad uscire sulla spalla, da cui preseguendo lungo la cresta saliamo in cima al Maudit!

Direi una salita all'altezza della sua bella fama, rientro non dei più brevi e meritata birretta al rifugio Torino.













domenica 31 luglio 2016

Punta Gnifetti (4554) - Cresta Signal

PRESENTI: Ale, Luca, Masa


Prima c'è stata quella frase che mi ha attraversato la mente: "La Cresta Signal comincia ad Alagna, non al Colle Signal". Il genere di dichiarazione poco sfumata che uno si aspetta piuttosto di trovare in tedesco "Signalgrat beginnt zu Im Land"...o giù di lì.

Prima c'è stata quella frase, poi l'acido lattico. Il mio corpo deve aver interpretato questa ripartenza come un brutto tradimento ed ha trovato opportuno vendicarsi.
In effetti non mi sento di dargli torto, non troppo, quasi mille metri di dislivello per il Barba-Ferrero, quasi un'ora di pausa fatta di cibo e orzata fresca: riterrei anche io l'avvicinamento concluso. 

E invece non siamo neppure a metà. Ripartiamo, le gambe si irrigidiscono e mi torna in mente quella frase -"La cresta Signal comincia ad Alagna"- letta in qualche relazione che poi non ho stampato. Vera, verissima.
Il Barba Ferrero è un rifugio carinissimo, isolato e ben tenuto. Un'apostrofo rosa tra il sentiero fatto con le gambe che girano e la morena salita con le gambe di legno. La divisione netta tra il paesaggio verde, ricco d'acqua, pascoli e grandi foglie e quello tipicamente morenico glaciale.
Aggiungiamo quindi altri mille e qualche centinaio di metri e, dopo nevaio e roccette con ferrata finale, raggiungiamo la Capanna Resegotti.
Bivacco splendido: una ventina di posti letto, impiantino solare per avere luce, bombola del gas e necessaire per cucinare.
Ci mettiamo a dormire poco dopo le otto di sera, per adesso l'impianto elettrico non ci serve, sfruttiamo piuttosto le persiane.
La sveglia suona alle due, dobbiamo salire creste e pendii innevati e vogliamo trovarli in condizione.
Mi rigiro un po' nel letto ma non mi è concesso molto. Prima delle tre siamo legati e coi ramponi sulla neve.
Un primo tratto quasi pianeggiante di cresta nevosa ci porta a superare un primo risalto roccioso e quindi al Colle Signal.
La cresta prosegue senza dare mai troppa tregua, alternando tratti nevosi, sfasciumi (pochi) e salti di roccia.

L'individuazione dell'itinerario non è sempre banale ma tra i graffi dei ramponi, le relazioni e un po' di fantasia riusciamo a seguire una linea piuttosto sensata.

Con le prime luci spunta anche, là in alto, la Capanna Margherita ma raggiungerla è ancora impegnativo.
Ci osserva per quasi tutta la salita, ci guarda mettere friend, fettucce, arrampicare e ci sorprende anche quando superiamo qualche tratto "a cavalcioni".
Dopo poco meno di sette ore dalla partenza saltiamo su dall'ultimo sperone e siamo sull'altro versante: piedi sul ghiacciaio, la capanna vicinissima, il sole, tanto vento e i tanti alpinisti che risalgono dalla normale.
Ultimi metri da percorrere nel vento, la tensione cala e con lei le forze. Entriamo in Margherita e ci godiamo il riposo: due ore fermi, sorridenti ad un tavolo.
Prima di cominciare la discesa verso il Gnifetti ci regaliamo un rapido passaggio sulla Zumstein.



















Sugar in Margherita

Sulla Zumstein