domenica 27 gennaio 2013

Tour Ronde (3798 m) - Couloir Gervasutti

PRESENTI: Ale, Luca, Masa, Michele, Pietro.

Dificoltà: 5.2 :: E2
Esposizione: Ovest

Dopo diversi inverni, Natale, Capodanno trascorsi sulla neve a sciare, forse l'attività di montagna che più ci piace.... Dopo aver iniziato da qualche anno con lo sci alpinismo, e iniziato a salire e scendere per canali innevati... iniziamo a pensare di scendere qualche canale più conosciuto nel massiccio del Monte Bianco, scegliamo appunto il Gervasutti alla Tour Ronde, per noi una sorta di battesimo al ripido vero.

Dopo aver letto recensioni, visto video e telefonato per sapere le condizioni eccoci a salire per l'evidente canale che sale sul versante ovest della Tour Ronde... neve ottima farina pressata portante.... qualche roccetta scoperta sull'uscita ed eccoci al colle dove confluisce anche la nord...  Da lì si procede abbastanza agevolmente fino in vetta, foto di rito, strette di mano, un po' di cioccolato e a piedi fino al colle, calziamo gli sci poco sotto. Un po' di "slalom" tra le rocce che affiorano e poi il canale è tutto da sciare su un'ottima neve invernale uniforme, concluso con salto della terminale praticamente chiusa.

La vera fatica inizia ora la risalita al Col d'Entreves, molto vento, freddo, e per alcuni di noi la quota comincia a farsi sentire, arriviamo al colle piuttosto tardi e la discesa fino a La Palud si rivela eterna, neve buona ma le gambe un po' meno, arriviamo al parcheggio alle 18 passate ormai al buio ma molto soddisfatti... vista l'ora decidiamo per un'ottima pizza ancora in Valle.



















domenica 28 ottobre 2012

Nautilus- Sergent

PRESENTI: Ale, Fede, Michele e un amico di Fede (Prisci).

Forse la più ripetuta via della Valle dell'Orco, ma per noi abituati al calcare Finalese, direi tutto un nuovo genere. 
Partono Fede e Prisci, e scalano fin da subito senza troppi problemi, subito dopo partiamo anche io e Miche, ci alterniamo facendo in modo che i tiri più tonici li tiri lui da primo. Il camino di L3 è davvero affascinante, è considerato facile, per me è stata un'avventura... poi si attraversa il cengione a seguire un tiro semplice e poi il penultimo, forse il più bello di tutti, dove comincio a capire qualcosa di questo genere di arrampicata. In 3 doppie si è in fondo, e concludiamo la giornata "picchiandoci" con il famoso boulder della fessura Kosterlitz.




1 tiro.

3 tiro, il camino.


Il Sergent.

Fessura Kosterlitz.

martedì 14 agosto 2012

Traversata Piccolo - Gran Paradiso (4061 m)

PRESENTI: Frank, Luca, Michele.


Partimmo in tre dal solito fondovalle di Valnontey: Sugar, Micche ed io (Frank). Percorso l'eterno fondovalle in bici, ci dirigemmo quindi al bivacco Pol per il pernottamento.  Il buon Sugar cominciò ahimè ad accusare problemi ad un ginocchio già salendo, che gli impedirono poi di proseguire l'avventura costringendolo a rientrare la mattina dopo. Rimasti solo in due, all'alba della Domenica mattina ci avviammo belli belli per la nostra avventura. Dal bivacco attraversammo il ghiacciaio in direzione del colle divisore tra il Piccolo Paradiso e la Becca di Montandayne. Qui su per i detriti raggiungemmo il filo della cresta, che seguendolo verso sinistra ci avrebbe condotti in cima al Grampa. La traversata si rivelò lunga e impegnativa, ma molto divertente e alla portata, per lo più condotta di conserva con un un paio di corde doppie e tiri nei punti più critici. Giungemmo in orario rispetto alla tabella di marcia in vetta al Gran Paradiso, cima già raggiunta da entrambi, ma mai per questa strada. Solita mia scarsità d'acqua rispetto al sudore espulso con conseguente mal di testa e nausea, ma tutto superabile.
Classica discesa all'avventura cercando di beccare il colle giusto, ma finendo a disarrampicare per i posti peggiori. Tornati al bivacco tirata giù fino in valle a recuperare le bici e dirigersi verso casa.
Molta soddisfazione per una bella cresta panoramica e divertente. Peccato per Sugar. Ringraziamo gli altri due genovesi che ci hanno insegnato un divertente gioco con i dadi con cui abbiam passato la serata. 











martedì 17 luglio 2012

Torre Grauson - Apertura nuova via

PRESENTI: Frank, Michele.

Torre grauson
La torre del grauson l'ho sempre vista tutte le estati dalla casa di cogne. Ci giravo attorno per andare ai laghi lussert, il posto preferito per pescare e campeggiare. Stavamo ai suoi piedi alla grigliata di ferragosto.
Un monte che sembra verticale visto dal paese, di roccia rossa, grosso, lontano ma sempre li, vicino.
Non ricordo quando mi venne in mente la prima volta di salirci, ma ricordo bene il processo dalla vaga idea alla pianificazione della salita. Il sogno per me è la parte più importante di una salita alpinistica. Potermi muovere su terreno difficile a me sconosciuto, mi da senso di libertà. Guardare un monte, innamorarmi, sognare, programmare, tentare, riuscire e fallire. Avventura e scoperta.
Dritto per dritto, una direttissima di III e IV discontinui, con un tiro nella prima parte di V. Un filo di roccia circondato da canaloni d'erba. Una via senza senso, ma dritta, logica, sempre che la tua logica sia quella di scalare e non quella di arrivare in cima per la via più semplice.
Un'avventura alla scoperta delle nostre capacità reali su un monte severo e selvaggio, da soli, senza informazioni.
Frank, il cinghiale, un ottimo compagno d'avventura. Con rovi e panini è già contento.
Partiamo attrezzati di tutto punto per la cena ed il bivacco sotto le stelle e ci presentiamo con solo 6 protezioni ed una mezza corda, intanto sarà massimo III... La partenza è verticale di IV e la roccia è fredda. Poi un tiro di III ed il tiro di V. Ho gridato in cima a quel tiro. Mi ha entusiasmato. Così tanto bella non potevo immaginarla questa scalata. Anche frank fa un paio di tiri da primo, il battesimo per lui come capo cordata su questo tipo di terreno.
La vetta: un lungo, grosso e tortuoso crestone. La vista credo sia la più bella della zona. Si vede il monte bianco, la grivola, l'herbetet, tutto il granpa, gli apostoli, la valleile, il vallone del grauson ed i laghi di lussert, che mai avevo visto dall'alto.
Discesa per canalone, ripido e a balze di roccia. La scalata continua anche in dicesa. Vari numeri da circo, invidiando un branco di camosci a loro agio sulla verticalità della roccia, e siamo sui prati alla base della parete.
Supette da arturo e si ritorna a genova, domani si lavora.













domenica 24 giugno 2012

Herbetet (3778 m) - Cresta Est

PRESENTI: Adri, Michele.



Michele un giorno mi chiama per organizzare una gita, la prima insieme. Dice che c’è un monte sopra Cogne dall'aspetto interessante, che c’è il bivacco Leonessa a circa metà strada per passare la notte.
Poi si scopre che la domenica mattina è spuntato un impegno; le recensioni danno questa ascensione per 2 giorni, ma noi a questo punto ne avevamo solo uno…

Partenza Venerdì sera tardi dopo lavoro, arrivo a Valnontey ore 23.30. Scarichiamo le bici e prepariamo il comodo giaciglio nel bagagliaio del BMW (macchine grandi fuori ma piccole dentro…crucchi…).

4:00 sveglia, colazione frugale e partenza ore 4:30 per il fondovalle a cavallo delle biciclette. Frontali accese. Bastoncini, ramponi e picca appesi allo zaino. Imbrago e ferraglia ad accentuare le buche del sentiero. In La Sportiva si sono dimenticati di dirci che i Karakorum ed i Nepal non sono proprio adatti per pedalare.
All’attacco del sentiero leghiamo le bici ad un albero lontano da occhi indiscreti ed iniziamo a salire. Tornanti in una fitta boscaglia, poi prati immensi. Sulla sinistra lasciamo il bivacco leonessa 2910m; è decisamente più tardi di quanto potrebbe essere se avessimo dormito lì.

Inizia la neve ed il ghiacciaio, vediamo la cresta dividere come una cicatrice frastagliata i ghiacciai del Tsasset e dell'Herbetet.  Raggiungiamo la roccia e cerchiamo l’attacco. Lo Zio di Michi diceva di un punto in cui salire agevolmente, III. Ci ritroviamo su IV-IV+ con gli scarponi più duri della roccia che dovevamo affrontare. Michi sale da primo e di conserva proteggendo qua e là risaliamo con difficoltà. Un tettuccio frena il passaggio, ma riusciamo ad aggirarlo senza dover ribaltare.

Arrivati in cresta lo spettacolo è ineguagliabile. Una fila di Gendarmi ci attende con l’aria di non voler farci passare. Una cornice larga meno della pianta del piede mette alla prova il nostro equilibrio.

Sono le 17:30 e siamo in vetta. 2118m saliti. E’ molto tardi. Spuntino veloce. Panoramica sui monti ed esame di vette, Michele le mette in fila meglio dei cartelli turistici ai punti belvedere. Bando alle ciance è ora di scendere!

Dalla vetta scendiamo senza troppi indugi e scivoliamo a grandi passi su neve compatta fino al ghiaione sottostante (un’occhiata ad un bel pendio ripido ma sciabile … vedi Herbetet 30/03/2014). La stanchezza comincia a farsi sentire, le gambe sono molle e poco stabili. Scivolo un paio di volte. Le ginocchia dolgono e comincio a rallentare il ritmo di discesa, di più non riesco proprio ad andare. Scende la sera e riaccendiamo le frontali. Michele mi aspetta con pazienza, comprende la mia difficoltà.

Le bici ci aspettano dove le abbiamo lasciate, sempre alla luce delle frontali ma molto meno stabili ed agili dell’andata raggiungiamo il nostro giaciglio (sempre la BMW). Proviamo a cucinare un risotto in busta, la fame è tanta ma lo stomaco è chiuso. Non riusciamo a mangiare quasi nulla e ci corichiamo. Ore 01:30.