PRESENTI: Frank, Luca, Michele.
Partimmo in tre dal solito fondovalle di Valnontey: Sugar, Micche ed io
(Frank). Percorso l'eterno fondovalle in bici, ci dirigemmo quindi al
bivacco Pol per il pernottamento. Il buon Sugar cominciò ahimè ad
accusare problemi ad un ginocchio già salendo, che gli impedirono poi di
proseguire l'avventura costringendolo a rientrare la mattina dopo.
Rimasti solo in due, all'alba della Domenica mattina ci avviammo belli
belli per la nostra avventura. Dal bivacco attraversammo il ghiacciaio
in direzione del colle divisore tra il Piccolo Paradiso e la Becca di
Montandayne. Qui su per i detriti raggiungemmo il filo della cresta, che
seguendolo verso sinistra ci avrebbe condotti in cima al Grampa. La
traversata si rivelò lunga e impegnativa, ma molto divertente e alla
portata, per lo più condotta di conserva con un un paio di corde doppie e
tiri nei punti più critici. Giungemmo in orario rispetto alla tabella
di marcia in vetta al Gran Paradiso, cima già raggiunta da entrambi, ma
mai per questa strada. Solita mia scarsità d'acqua rispetto al sudore
espulso con conseguente mal di testa e nausea, ma tutto superabile.
Classica discesa all'avventura cercando di beccare il colle giusto, ma
finendo a disarrampicare per i posti peggiori. Tornati al bivacco tirata
giù fino in valle a recuperare le bici e dirigersi verso casa.
Molta soddisfazione per una bella cresta panoramica e divertente.
Peccato per Sugar. Ringraziamo gli altri due genovesi che ci hanno
insegnato un divertente gioco con i dadi con cui abbiam passato la
serata.
martedì 14 agosto 2012
martedì 17 luglio 2012
Torre Grauson - Apertura nuova via
PRESENTI: Frank, Michele.
Torre grauson
La torre del grauson l'ho sempre vista tutte le estati dalla casa di cogne. Ci giravo attorno per andare ai laghi lussert, il posto preferito per pescare e campeggiare. Stavamo ai suoi piedi alla grigliata di ferragosto.
Un monte che sembra verticale visto dal paese, di roccia rossa, grosso, lontano ma sempre li, vicino.
Non ricordo quando mi venne in mente la prima volta di salirci, ma ricordo bene il processo dalla vaga idea alla pianificazione della salita. Il sogno per me è la parte più importante di una salita alpinistica. Potermi muovere su terreno difficile a me sconosciuto, mi da senso di libertà. Guardare un monte, innamorarmi, sognare, programmare, tentare, riuscire e fallire. Avventura e scoperta.
Dritto per dritto, una direttissima di III e IV discontinui, con un tiro nella prima parte di V. Un filo di roccia circondato da canaloni d'erba. Una via senza senso, ma dritta, logica, sempre che la tua logica sia quella di scalare e non quella di arrivare in cima per la via più semplice.
Un'avventura alla scoperta delle nostre capacità reali su un monte severo e selvaggio, da soli, senza informazioni.
Frank, il cinghiale, un ottimo compagno d'avventura. Con rovi e panini è già contento.
Partiamo attrezzati di tutto punto per la cena ed il bivacco sotto le stelle e ci presentiamo con solo 6 protezioni ed una mezza corda, intanto sarà massimo III... La partenza è verticale di IV e la roccia è fredda. Poi un tiro di III ed il tiro di V. Ho gridato in cima a quel tiro. Mi ha entusiasmato. Così tanto bella non potevo immaginarla questa scalata. Anche frank fa un paio di tiri da primo, il battesimo per lui come capo cordata su questo tipo di terreno.
La vetta: un lungo, grosso e tortuoso crestone. La vista credo sia la più bella della zona. Si vede il monte bianco, la grivola, l'herbetet, tutto il granpa, gli apostoli, la valleile, il vallone del grauson ed i laghi di lussert, che mai avevo visto dall'alto.
Discesa per canalone, ripido e a balze di roccia. La scalata continua anche in dicesa. Vari numeri da circo, invidiando un branco di camosci a loro agio sulla verticalità della roccia, e siamo sui prati alla base della parete.
Supette da arturo e si ritorna a genova, domani si lavora.
Torre grauson
La torre del grauson l'ho sempre vista tutte le estati dalla casa di cogne. Ci giravo attorno per andare ai laghi lussert, il posto preferito per pescare e campeggiare. Stavamo ai suoi piedi alla grigliata di ferragosto.
Un monte che sembra verticale visto dal paese, di roccia rossa, grosso, lontano ma sempre li, vicino.
Non ricordo quando mi venne in mente la prima volta di salirci, ma ricordo bene il processo dalla vaga idea alla pianificazione della salita. Il sogno per me è la parte più importante di una salita alpinistica. Potermi muovere su terreno difficile a me sconosciuto, mi da senso di libertà. Guardare un monte, innamorarmi, sognare, programmare, tentare, riuscire e fallire. Avventura e scoperta.
Dritto per dritto, una direttissima di III e IV discontinui, con un tiro nella prima parte di V. Un filo di roccia circondato da canaloni d'erba. Una via senza senso, ma dritta, logica, sempre che la tua logica sia quella di scalare e non quella di arrivare in cima per la via più semplice.
Un'avventura alla scoperta delle nostre capacità reali su un monte severo e selvaggio, da soli, senza informazioni.
Frank, il cinghiale, un ottimo compagno d'avventura. Con rovi e panini è già contento.
Partiamo attrezzati di tutto punto per la cena ed il bivacco sotto le stelle e ci presentiamo con solo 6 protezioni ed una mezza corda, intanto sarà massimo III... La partenza è verticale di IV e la roccia è fredda. Poi un tiro di III ed il tiro di V. Ho gridato in cima a quel tiro. Mi ha entusiasmato. Così tanto bella non potevo immaginarla questa scalata. Anche frank fa un paio di tiri da primo, il battesimo per lui come capo cordata su questo tipo di terreno.
La vetta: un lungo, grosso e tortuoso crestone. La vista credo sia la più bella della zona. Si vede il monte bianco, la grivola, l'herbetet, tutto il granpa, gli apostoli, la valleile, il vallone del grauson ed i laghi di lussert, che mai avevo visto dall'alto.
Discesa per canalone, ripido e a balze di roccia. La scalata continua anche in dicesa. Vari numeri da circo, invidiando un branco di camosci a loro agio sulla verticalità della roccia, e siamo sui prati alla base della parete.
Supette da arturo e si ritorna a genova, domani si lavora.
domenica 24 giugno 2012
Herbetet (3778 m) - Cresta Est
PRESENTI: Adri, Michele.
Michele un giorno mi chiama per organizzare una gita, la
prima insieme. Dice che c’è un monte sopra Cogne dall'aspetto interessante, che
c’è il bivacco Leonessa a circa metà strada per passare la notte.
Poi si scopre che la domenica mattina è spuntato un impegno; le recensioni danno questa ascensione per 2 giorni, ma noi a questo punto ne avevamo solo uno…
Partenza Venerdì sera tardi dopo lavoro, arrivo a Valnontey ore 23.30. Scarichiamo le bici e prepariamo il comodo giaciglio nel bagagliaio del BMW (macchine grandi fuori ma piccole dentro…crucchi…).
4:00 sveglia, colazione frugale e partenza ore 4:30 per il fondovalle a cavallo delle biciclette. Frontali accese. Bastoncini, ramponi e picca appesi allo zaino. Imbrago e ferraglia ad accentuare le buche del sentiero. In La Sportiva si sono dimenticati di dirci che i Karakorum ed i Nepal non sono proprio adatti per pedalare.
All’attacco del sentiero leghiamo le bici ad un albero lontano da occhi indiscreti ed iniziamo a salire. Tornanti in una fitta boscaglia, poi prati immensi. Sulla sinistra lasciamo il bivacco leonessa 2910m; è decisamente più tardi di quanto potrebbe essere se avessimo dormito lì.
Inizia la neve ed il ghiacciaio, vediamo la cresta dividere come una cicatrice frastagliata i ghiacciai del Tsasset e dell'Herbetet. Raggiungiamo la roccia e cerchiamo l’attacco. Lo Zio di Michi diceva di un punto in cui salire agevolmente, III. Ci ritroviamo su IV-IV+ con gli scarponi più duri della roccia che dovevamo affrontare. Michi sale da primo e di conserva proteggendo qua e là risaliamo con difficoltà. Un tettuccio frena il passaggio, ma riusciamo ad aggirarlo senza dover ribaltare.
Poi si scopre che la domenica mattina è spuntato un impegno; le recensioni danno questa ascensione per 2 giorni, ma noi a questo punto ne avevamo solo uno…
Partenza Venerdì sera tardi dopo lavoro, arrivo a Valnontey ore 23.30. Scarichiamo le bici e prepariamo il comodo giaciglio nel bagagliaio del BMW (macchine grandi fuori ma piccole dentro…crucchi…).
4:00 sveglia, colazione frugale e partenza ore 4:30 per il fondovalle a cavallo delle biciclette. Frontali accese. Bastoncini, ramponi e picca appesi allo zaino. Imbrago e ferraglia ad accentuare le buche del sentiero. In La Sportiva si sono dimenticati di dirci che i Karakorum ed i Nepal non sono proprio adatti per pedalare.
All’attacco del sentiero leghiamo le bici ad un albero lontano da occhi indiscreti ed iniziamo a salire. Tornanti in una fitta boscaglia, poi prati immensi. Sulla sinistra lasciamo il bivacco leonessa 2910m; è decisamente più tardi di quanto potrebbe essere se avessimo dormito lì.
Inizia la neve ed il ghiacciaio, vediamo la cresta dividere come una cicatrice frastagliata i ghiacciai del Tsasset e dell'Herbetet. Raggiungiamo la roccia e cerchiamo l’attacco. Lo Zio di Michi diceva di un punto in cui salire agevolmente, III. Ci ritroviamo su IV-IV+ con gli scarponi più duri della roccia che dovevamo affrontare. Michi sale da primo e di conserva proteggendo qua e là risaliamo con difficoltà. Un tettuccio frena il passaggio, ma riusciamo ad aggirarlo senza dover ribaltare.
Arrivati in cresta lo spettacolo è ineguagliabile. Una fila
di Gendarmi ci attende con l’aria di non voler farci passare. Una cornice larga
meno della pianta del piede mette alla prova il nostro equilibrio.
Sono le 17:30 e siamo in vetta. 2118m saliti. E’ molto
tardi. Spuntino veloce. Panoramica sui monti ed esame di vette, Michele le
mette in fila meglio dei cartelli turistici ai punti belvedere. Bando alle
ciance è ora di scendere!
Dalla vetta scendiamo senza troppi indugi e scivoliamo a
grandi passi su neve compatta fino al ghiaione sottostante (un’occhiata ad un
bel pendio ripido ma sciabile … vedi Herbetet 30/03/2014). La stanchezza
comincia a farsi sentire, le gambe sono molle e poco stabili. Scivolo un paio
di volte. Le ginocchia dolgono e comincio a rallentare il ritmo di discesa, di
più non riesco proprio ad andare. Scende la sera e riaccendiamo le frontali.
Michele mi aspetta con pazienza, comprende la mia difficoltà.
Le bici ci aspettano dove le abbiamo lasciate, sempre alla
luce delle frontali ma molto meno stabili ed agili dell’andata raggiungiamo il
nostro giaciglio (sempre la BMW). Proviamo a cucinare un risotto in busta, la
fame è tanta ma lo stomaco è chiuso. Non riusciamo a mangiare quasi nulla e ci
corichiamo. Ore 01:30.
Tour Ronde (3798 m) - Nord
PRESENTI: Davide, Fede.
Sull'onda del Fletschhorn torniamo su una nord, questa volta una delle più classiche del massiccio del Bianco: la Tour Ronde. Alla nostra collaudata cordata si aggiungono anche mio padre e un suo amico.
Sull'onda del Fletschhorn torniamo su una nord, questa volta una delle più classiche del massiccio del Bianco: la Tour Ronde. Alla nostra collaudata cordata si aggiungono anche mio padre e un suo amico.
Le condizioni
però non sono come quelle di una quindici giorni fa, c'è più neve, si
fatica di più a salire e bisogna scavare parecchio per arrivare al
ghiaccio per proteggere, ma tanto Fede non protegge, sale su veloce, io
arranco cercando di stargli dietro. La balza rocciosa si supera con un
po' di attenzione, l'illusione del cambio di pendenza di metà parete che
si prova voltandosi fa tirare su dritti, il più veloce possibili.
Raggiunta la cima Gervasutti tagliamo a sinistra salendo ancora un po'
tra roccette e neve, aspettiamo l'altra cordata prima di raggiungere la croce.
Vetta! Figata!
Che ambiente!
Le grandi classiche danno sempre soddisfazioni!
lunedì 18 giugno 2012
Fletschhorn (3993 m) - Nord
PRESENTI: Davide, Fede.
Era un po' che si parlava di fare qualche bella salita in montagna, la stagione è quella delle nord. Un amico ci ha riferito che il Fletschhorn è in condizioni, lo ha fatto la settimana prima.
Era un po' che si parlava di fare qualche bella salita in montagna, la stagione è quella delle nord. Un amico ci ha riferito che il Fletschhorn è in condizioni, lo ha fatto la settimana prima.
Organizzo, Fede accetta e così partiamo.
Preferiamo
portarci la tenda, richiede un po di fatica in più ma rischiare di non
trovare posto nel bivacco non ci ispira. La scelta si rivela saggia,
arriviamo e il bivacco De Zen è già pieno, montiamo il nostro nido,
riposo, cena a base di tortelloni e poi a nanna presto.
Alla
mattina il tempo vola, fa freddino ma il tempo è splendido, attacchiamo
l'immenso scivolo con le prime luci, si sale bene, neve perfetta. Siamo
veloci, si sale slegati senza problemi.
Vetta! Figata!
Le
relazioni dicono di scendere per la cresta nord-est, lo stratino di
neve che ha reso meravigliosa la parente rendono infida e eterna la
discesa, piano piano ci portiamo sul piano alla base della parete,
ultimo sguardo in su prima di continuare puntando a qualcosa da
sgranocchiare.
E qui nasce la domanda, chissà se mai la scenderò!
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