PRESENTI : Luca - Michele
Era il 2012, tempo in cui Michele non si era ancora sposato ed aveva, quindi, molto tempo da dedicare agli improbabili progetti alpinistici a cui era solito affezionarsi.
La parete nord del Gran Paradiso faceva parte della lista, però con delle interessanti varianti: in giornata e portandosi gli sci appresso per scendere veloci dalla normale.
Detto, fatto.
Si parte dopo il lavoro, come al solito, ad orari decisamente non consoni, si dorme in macchina e si parte all'ora in cui i coetanei entrano in discoteca.
Prima parte sci in spalla su sentiero, giustamente secco, visto il periodo, giugno. All'altezza del rifugio Chabod inizia la neve, si calzano gli sci, si tribola sulla neve rigelata che si supera obbligatoriamente con i rampant o con i ramponi.
Finalmente, dopo un periodo di tempo sembrato eterno, ci si ferma per il cambio d'assetto ai piedi della parete. Le ombre della notte hanno ceduto il posto prima ad una meravigliosa alba e successivamente ad una giornata limpida e magnifica.
Si sale piano, un po' per la fatica data dal peso dello zaino ed un po' per la poca confidenza con l'ambiente, così ampio e ripido, di una Nord.
Tuttavia la salita scorre tranquilla, ad eccezione di un punto delicato di ghiaccio, coperto da neve inconsistente, in prossimità dell'uscita in cresta, superato senza alcun problema grazie a Michele, che per primo spunta nel sole in cima all'enorme scivolo di neve appena percorso.
Lasciata alle spalle l'affilata ed esposta cresta, si salta la consueta visita alla Madonnina (ormai raggiunta da entrambi almeno altre 3 volte), in favore di una pausa, che dev'essere veloce vista l'ora: le 14.00.
Si scende. Con gli sci è un attimo. La neve nella parte alta è di quelle che ti rendono felice di esserti caricato del peso degli attrezzi per tutta la salita.
Nella parte bassa si appesantisce, garantendo numeri da circo di tutto rispetto.
Fine della neve, eterno rientro a piedi.
13h circa macchina - macchina.
Gran soddisfazione.
domenica 3 giugno 2012
domenica 27 maggio 2012
Monviso (3842 m) - Via Coolidge
PRESENTI: Michele, Pietro.
Strada fino a pian del Re aperta. Partiamo da Genova presto per arrivare con calma al Falchi-Villata e andare a letto presto. Finiamo per vagare delle ore nel nebbione a cercare il bivacco nel canalone sbagliato. Piedi bagnati e disagio. Il bivacco è minuscolo, e già occupato da una coppia francese. Visto il circo messo in piedi e la quantità di neve decidiamo di mettere la sveglia un'ora prima di quanto preventivato. Alle 3 e mezza infilo gli scarponi ancora bagnati e attacco il canale, che regala ulteriore disagio: non ha rigelato. Saliamo e saliamo, nella pancia del Monte. I Francesi ci sorpassano rapidi sul facile ma ci rallentano nei pochi passaggi tecnici. Dal ghiacciaio pensile il manto è portante, dalla corda molla si va dentro fino a mezzo stinco. Uscita in cresta difficoltosa, bisogna ripulire le rocce dalla neve per poter avanzare e mettere qualche vaga protezione. Il sole che ci accompagnava dal ghiacciaio pensile sparisce e veniamo avvolti in una nube diafana e uniforme a pochi metri dalla cima. Piedi bagnati. E pure freddi ora. Disagio.
Strada fino a pian del Re aperta. Partiamo da Genova presto per arrivare con calma al Falchi-Villata e andare a letto presto. Finiamo per vagare delle ore nel nebbione a cercare il bivacco nel canalone sbagliato. Piedi bagnati e disagio. Il bivacco è minuscolo, e già occupato da una coppia francese. Visto il circo messo in piedi e la quantità di neve decidiamo di mettere la sveglia un'ora prima di quanto preventivato. Alle 3 e mezza infilo gli scarponi ancora bagnati e attacco il canale, che regala ulteriore disagio: non ha rigelato. Saliamo e saliamo, nella pancia del Monte. I Francesi ci sorpassano rapidi sul facile ma ci rallentano nei pochi passaggi tecnici. Dal ghiacciaio pensile il manto è portante, dalla corda molla si va dentro fino a mezzo stinco. Uscita in cresta difficoltosa, bisogna ripulire le rocce dalla neve per poter avanzare e mettere qualche vaga protezione. Il sole che ci accompagnava dal ghiacciaio pensile sparisce e veniamo avvolti in una nube diafana e uniforme a pochi metri dalla cima. Piedi bagnati. E pure freddi ora. Disagio.
Scendiamo, lungo la
normale. Benediciamo le ciaspole che con tanta fatica abbiamo portato
fino in cima legate sullo zaino. Nonostante ciò, la neve soffocata dal
caldo pomeridiano sembra panna montata e sprofondiamo fino al ginocchio.
Mai più lasceremo gli sci a casa, ci promettiamo. E' un lungo calvario.
E i piedi son sempre bagnati. Un po' meno freddi. Rientriamo a pian del
Re quasi 15 ore dopo aver lasciato il bivacco.
Mi sono deciso a comprare dei nuovi scarponi.
| Bivacco Villata. |
lunedì 7 maggio 2012
Strahlhorn (4190 m)
PRESENTI: Ale, Masa, Michele e parenti.
L'idea iniziale era trascorrere 4 giorni nel Vallese e salire alcuni monti che si trovano sopra a Saas Fee, facili da salire anche sci ai piedi. Il meteo ci consentirà solo 2 giorni di tempo decente pertanto di fare solo una cima, lo Strahlhorn.
Pernotto alla Britannia Hutte discesa sul ghiacciaio, iniza un eterno pianoro che fa guadagnare quota molto lentamente, la giornata è splendida, il pendio aumenta finalmente la pendenza verso quota 3500, e su facili pendii, tenendo sulla sinistra qualche crepaccio si raggiunge la croce di vetta senza difficoltà, il panorama è limpido a 360 gradi su Monte Rosa, Mischabel, Cervino, Corona Imperiale e in lontananza si distinguono anche le forme dell' Oberland.
Discesa divertente su polvere per tutto l'itinerario, dopo la faticosa risalita alla Britannia, ci godiamo meritate birrette al sole.
Trascorriamo un'altra notte in rifugio sperando in una meteo accettabile, ma al risveglio dopo le nevicate della notte decidiamo di scendere a valle, sciamo su ottima polvere fino ai campi da calcio di Saas Fee.
L'idea iniziale era trascorrere 4 giorni nel Vallese e salire alcuni monti che si trovano sopra a Saas Fee, facili da salire anche sci ai piedi. Il meteo ci consentirà solo 2 giorni di tempo decente pertanto di fare solo una cima, lo Strahlhorn.
Pernotto alla Britannia Hutte discesa sul ghiacciaio, iniza un eterno pianoro che fa guadagnare quota molto lentamente, la giornata è splendida, il pendio aumenta finalmente la pendenza verso quota 3500, e su facili pendii, tenendo sulla sinistra qualche crepaccio si raggiunge la croce di vetta senza difficoltà, il panorama è limpido a 360 gradi su Monte Rosa, Mischabel, Cervino, Corona Imperiale e in lontananza si distinguono anche le forme dell' Oberland.
Discesa divertente su polvere per tutto l'itinerario, dopo la faticosa risalita alla Britannia, ci godiamo meritate birrette al sole.
Trascorriamo un'altra notte in rifugio sperando in una meteo accettabile, ma al risveglio dopo le nevicate della notte decidiamo di scendere a valle, sciamo su ottima polvere fino ai campi da calcio di Saas Fee.
| Lo Strahlhorn all'alba. |
| Monte Rosa visto dalla cima, con i Lyskamm, Castore, Polluce e Breithorn. |
| Alphubel, Taschorn, Dom de Mischabel e la Nadelgrat. |
sabato 21 aprile 2012
Testa nord di Bresses (2830 m) - Couloir Zen
PRESENTI: Ale, Luca, Michele.
Difficoltà: 5.1 E2
Esposizione: Nord
Nonostante sia la fine di Aprile ci ostiniamo a cercare neve ancora in Marittime, dopo una faticosa levataccia, siamo circa a Genova Voltri quando Luca ci rende partecipi di aver dimenticato le pelli a casa, rapido dietrofront ed è la Bmw di Michele che ci permette di essere comunque pronti a camminare circa alle 7 del mattino. Parcheggiamo alle terme di Valdieri e ci avviamo a piedi in cerca della prima neve, la troveremo al Pian di Valasco. Calziamo scarponi e sci e presto ci troviamo davanti al nostro obiettivo, che visto dal basso ci incute la giusta dose di timore. Purtroppo un po' svalangata la parte bassa ma salendo diventa uniforme su una neve che si lascia facilmente incidere dai ramponi...
La rigola finale è davvero ripida, per noi direi la prima volta sui 50 gradi. L'ingresso è piuttosto duro e la contropendenza non facilita la sciata, infatti le prime curve di discesa sono poche e impegnano non poco tutti e tre, ma poi scendendo la condizione migliora offrendoci una sciata continua; nel conoide la neve è ormai pappa ma si scia bene fino al lago dove termina la neve. Dopo una pausa ristoratrice con i piedi a mollo nel laghetto ci incamminiamo per il sentiero ormai in tenuta estiva.
Difficoltà: 5.1 E2
Esposizione: Nord
Nonostante sia la fine di Aprile ci ostiniamo a cercare neve ancora in Marittime, dopo una faticosa levataccia, siamo circa a Genova Voltri quando Luca ci rende partecipi di aver dimenticato le pelli a casa, rapido dietrofront ed è la Bmw di Michele che ci permette di essere comunque pronti a camminare circa alle 7 del mattino. Parcheggiamo alle terme di Valdieri e ci avviamo a piedi in cerca della prima neve, la troveremo al Pian di Valasco. Calziamo scarponi e sci e presto ci troviamo davanti al nostro obiettivo, che visto dal basso ci incute la giusta dose di timore. Purtroppo un po' svalangata la parte bassa ma salendo diventa uniforme su una neve che si lascia facilmente incidere dai ramponi...
La rigola finale è davvero ripida, per noi direi la prima volta sui 50 gradi. L'ingresso è piuttosto duro e la contropendenza non facilita la sciata, infatti le prime curve di discesa sono poche e impegnano non poco tutti e tre, ma poi scendendo la condizione migliora offrendoci una sciata continua; nel conoide la neve è ormai pappa ma si scia bene fino al lago dove termina la neve. Dopo una pausa ristoratrice con i piedi a mollo nel laghetto ci incamminiamo per il sentiero ormai in tenuta estiva.
| Il canale visto da sotto. |
venerdì 20 gennaio 2012
Canale del Piure (2902 m) (Champoluc)
PRESENTI: Ale, Berto, Davide, Fede, Frank, Luca, Masa, Michele.
Difficoltà: 4.2 E2
Esposizione: Nord
Un canale su una cima piuttosto secondaria, insignificante rispetto al vicino Monte Rosa; ma dagli impianti di Champoluc guardando verso valle non si può fare a meno di notare questa splendida linea nevosa che sale verso cima Piure. Fotografato qualche anno fa resto piuttosto colpito, e trovate alcune informazioni lo propongo ai compari con cui vado solitamente a sciare.
Dal paese si sale per strada innevata fino al pittoresco paesino di Mascognaz, poi ci inoltriamo nel rado bosco, risaliamo lentamente il conoide sulla destra, solcando la neve fresca caduta durante la notte, anche il canale è tutto da battere, per fortuna Luca e Fede sono in splendida forma e ci fanno strada per tutto il canale; vista la tanta neve procediamo sci ai piedi fino quasi all'uscita, dopo una salita che si rivela eterna.
Ma la discesa ripaga tutti dello sforzo, polvere fantastica per tutto l'itinerario, un vero parco giochi dove non si percepisce neanche la reale pendenza viste le supercondizioni. Il tutto allietato dalla performance dello zaino di Frank che fa segnare il nuovo record di discesa del canale.
Difficoltà: 4.2 E2
Esposizione: Nord
Un canale su una cima piuttosto secondaria, insignificante rispetto al vicino Monte Rosa; ma dagli impianti di Champoluc guardando verso valle non si può fare a meno di notare questa splendida linea nevosa che sale verso cima Piure. Fotografato qualche anno fa resto piuttosto colpito, e trovate alcune informazioni lo propongo ai compari con cui vado solitamente a sciare.
Dal paese si sale per strada innevata fino al pittoresco paesino di Mascognaz, poi ci inoltriamo nel rado bosco, risaliamo lentamente il conoide sulla destra, solcando la neve fresca caduta durante la notte, anche il canale è tutto da battere, per fortuna Luca e Fede sono in splendida forma e ci fanno strada per tutto il canale; vista la tanta neve procediamo sci ai piedi fino quasi all'uscita, dopo una salita che si rivela eterna.
Ma la discesa ripaga tutti dello sforzo, polvere fantastica per tutto l'itinerario, un vero parco giochi dove non si percepisce neanche la reale pendenza viste le supercondizioni. Il tutto allietato dalla performance dello zaino di Frank che fa segnare il nuovo record di discesa del canale.
| Il canale visto dal Crest. |
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